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Blog di Massimo

blog (tra parentesi)

07/10/2010 - 23:50
Categoria: Come fare per... e stile - Nel blog di: Massimo
Tags: (la) mia mamma, eco, Manu

La Direttrice ha recentemente confessato di usare molte parentesi e di esserne già stata simpaticamente rimproverata. Riceva dunque la mia solidarietà, non autorevole, ma - mi si creda - cordiale.

 

Andiamo per ordine. La matematica dice { [ ( ) ] }, il bello scrivere ( [ ] ) (lo so ch'è orribile la parentesi quadra dentro la tonda, cioè la sottoparentesi, la parentesi di secondo grado; ma, senza di essa, voglio vederti a scrivere un articolo scientifico o una nota bibliografica!!!).

 

(La) mia mamma insegnava lettere e non vuol vedere parentesi, perché ricorderebbero un'espressione matematica. Mammà, infatti, fa parte del gran gruppo di filistei, secondo cui, tanto per dire:

- dividendo in sillabe, la -s- va sempre a capo: di-stor-sio-ne (qualcuno mi spiega perché non dis-tor-sio-ne, come giustificato dall'etimologia, dalla sillabazione latina e - s'è visto in laboratorio - dalla pronunzia?);

- "mia madre", "mio nonno", "mia sorella", ma "la mia mamma", "la mia nonna", "la mia sorellina". Quando il fiorentino fa, da almeno 700 anni, "il mi(o) zio", "la mi(a) sorella", e usa "mia sorella" solo in testi altamente poetici ("Orco, che hai fatto di nostra sorella?" [Carducci]);

- i pleonasmi sono errori;

- "lui", "lei", "loro" non sono pronomi soggetto (Manzoni li usa), e "esso" vale solo per le cose e gli animali (Dio sa perché);

- "ma" non andrebbe mai a inizio periodo;

- mai separare soggetto e verbo con una virgola, mai usare una virgola prima della congiunzione "e", mai dividere un periodo complesso con dei punto-e-virgola (a me pare che virgolare, spezzare, sia una questione di rispetto per il lettore; un testo senza molte virgole è illeggibile, ti fa star lì col fiato sospeso, ti fa soffrire come a un ritiro spirituale dalle suore. E i periodi complessi divisi da punto e virgola si trovano, numerosi, nelle prose di Leopardi);

- e la scomunica delle parentesi, appunto.

 

A mio modesto avviso, al par delle virgole, anche la parentesi ha il suo bravo compitino, ch'è quello di spezzare visivamente il discorso; di mostrare al lettore che, insomma, la sua fatica non sarà così gravosa. I tedeschi, molto più degl'italiani, mettono le parentetiche fra lineette. Bene anch'esse, ma la parentesi ti dà più soddisfazione, perché ti dà l'idea di rinchiudere, quasi in gabbia, le frasi non essenziali al discorso. Quando (anni e anni fa) andavo a méssa, ricordo che il Vangelo della Passione era lungo lungo, ma c'era un escamotage. Amiche parentesi quadre, veramente amiche!, racchiudevano la "forma breve", che escludeva i passaggi non strettamente necessari: ciò - immagino - per il caso che l'uditorio, giunta la narrazione al Getsemani, si mostrasse concorde più coi Discepoli ronfanti che col Maestro agonizzante.

 

Un'altra contraria alle parentesi è la relatrice della mia tesi. Fosse per me, disseminerei le mie trascrizioni (trascrivo pergamene medio-latine) di parentesi, lineette ecc. Nisba: in latino, mai parentesi, mai lineette. Le parentesi, quadre o aguzze, servono solo per evidenziare le integrazioni al testo, quand'esso è lacunoso, rispettivamente, per [macchie] o [buchi] o <scorsi di penna>. (Ora che ci penso: ecco perché le versioni di latino sono intraducibili! perché non hanno nemmeno una parentesi, né le care lineette. Solo qualche virgola e, dopo 20 righe, un punto fermo. Manu, se ci sei batti un colpo: visto che i liceali non devono saper leggere fra le righe di un'edizione critica, ma solo tradurre il latino, perché non predisporgli versioni dotate di una punteggiatura larga e non parsimoniosa? parentesi comprese?)

 

Massimo

Commenti: 3 Favoriti: 0 Voti: +++--
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commenti
ritratto di manu
iconamanu
Ven, 08/10/2010 - 14:46

Parentesi & linguacce

Per Max: grandissimo. Ma (dopo il punto fermo) non tra parentesi. Sei proprio grandissimo. Anzi sei (tu e la tua arringa argomentativa) indispensabile più di un contrafforte (gotico).

Per Debb. Be', lo sai: non hai tutti i torti. Non ne hai nessuno, a dire il vero. Hai un nugolo di ragioni + la mia simpatia + un calice di champagne da Lauro (messaggio in codice ma non troppo!): usare la lingua non è da tutti. Leggerla nemmeno. Il triste, come noti tu, è che sempre meno persone la sanno usare, la lingua. E il tristissimo è che non gli (notare il "gli", accreditato dalla Crusca) viene bene nemmeno la linguaccia!

avatar donna
iconadeboradadalt
Ven, 08/10/2010 - 10:14

max, riesci sempre ad

max, riesci sempre ad affascinarmi con le tue belle spiegazioni!
io potrei essere d'accordo con te, ma ci vuole una precisazione: la punteggiatura è, sì, utile alla lettura, a distaccare principali e subordiante...ecc. -poveri latini, davvero, dato che la punteggiatura è stata inventata dopo! -
però è anche vero che nel 2010 va un pò troppo di moda l'uso di elementi di disturbo nel discorso scritto.
non mi riferisco alla Manu, che è più grande, più esperta e apprezzata di me e che faccia pure quel che vuole, ma è anche vero che i ragazzini e non solo usano segni a caso, perchè fa più bello, perchè oggi va lo stile colloquiale.
la Manu sa benissimo le regole della grammatica e della sintassi, e se fa qualche differenza la fa consapevolmente. i ragazzini non sanno manco cosa distingue una principale e una subordinata.
in più, aggiungo, le parentesi devono aiutare a rendere facile la lettura, non più complicata, altrimenti capita di leggere 200 mila frasi in una sola. e allora non è dimostrazione di bravura linguistica, ma di incapacità, perchè bastava allungare di un poco il discorso con qualche sinonimo in più ed ecco qualche frase più scorrevole fatta!!
non credi?

io dico, e forse sembrerò bigotta, che per giocare con la lingua è necessario conoscere bene le basi.
la manu fa parte di questa categoria di persone, quindi ritengo che abbia ragione quando fa dell'ironia su chi la critica.

ritratto di Massimo
iconaMassimo
Ven, 08/10/2010 - 17:11

giusto!

Sostanzialmente stiamo dicendo la stessa cosa. La grammatica ha delle norme, spesso inconsc(i)e, altrimenti non ci si capirebbe più: il singolare si forma così e il plurale così, eccetera. Il problema è che la lingua cambia (altrimenti parleremmo ancora latino) e gli specialisti della stessa (= i docenti di lettere, ad esempio) dovrebbero rendersene conto con lucidità. Invece molte norme (ad esempio quelle da me elencate) si tramandano di generazione in generazione di professori, senza mai uscire dalla scuola; i giornali parlano ben diversamente, e così l'alta (e bassa) letteratura e l'alta (e bassa) saggistica.

:-)