La nebbia agli irti pali
16/01/2011 - 21:17
Categoria: Altro
- Nel blog di: manu
Tags: Andrea, Berlusconi, Carducci, dante, Ghedini, Ruby
Sono uscita di casa pochi minuti fa e toh. Cioè: buh. Cioè: non so nemmeno se c'è un'onomatopea per quando uno s'inzuppa nel brodo di umida fuliggine. So solo che, uscendo di casa, ho trovato la nebbia.
Strano.
C'era la luna e qualche stella nel cielo. E c'era la nebbia tra l'androne di casa e le auto in sosta dormiente nel posteggio.
L'inconsueta (da noi, a Vittorio Veneto) condizione meteorononlogica mi ha suggerito delle profonde considerazioni.
Di cui riferisco (troppo ovvio).
La prima. La nebbia arriccia i capelli. E quindi è prevedibile che domattina me li debba piastrare-che-palle.
La seconda considerazione è un interrogativo per fortuna insoluto: visto che c'è nebbia e la visibilità è ridotta, quando guido, posso fare a meno di mettere le cinture, usare il cellulare senza auricolare e passare col rosso che tanto ho visto che dall'altra parte dell'incorocio non c'è un cane?
La terza considerazione è carducciana (attenzione al salendo). La nebbia agli irti pali piovviginando sale e se l'ascolti bene fa un casino bestiale.
Ok, ok. Superato l'attimo di vergogna che è giusto s'invaghisca di me, passo alla
Quarta considerazione (dantesca): Nel mezzo del cammin di nostra vita, anche se ci imbattiamo in una nebbia spessa come il caso Ruby-Berlusconi-Ghedini (trattenete la risata) è impossibile trovare una selva oscura. Perché diciamocelo francamente: le luci sono appostate ovunque. C'è un'illuminazione infernale sopra le nostre teste. Non possiamo mettere il naso fuori casa che zac (zac?) veniamo investiti di luce. Ma chi la vuole la luce? Il mio amico-valente collaboratore Andrea Armellin sa che io odio le luci (sopratutto quelle bianche, sopratutto quelle al neon). Sa che io amo le candele e il loro riverbero timido ma sincero. Sa che quando pranziamo io vorrei la penombra.
Il fatto è che a me la luce dà fastidio non in quanto fonte di illuminazione fisica, ma metafisica. Il far luce mi nuoce. Nuoce a tutti noi, a dire il vero. Vi rendete conto che succederebbe se si facesse luce su quei festini di merda a cui pare abbiano partecipato Papi e fior di fiordalise? se si facesse (più) luce su queste orge di stato io mi vergognerei più dell'invasiva rima carducciana di cui sopra. Cioè mi sentirei una merda solo per il fatto di accettare o fingere di non sapere che la nebbia, quella vera, è entrata dentro gli ingranaggi di un potere tutto da non-rivedere, dentro le istutuzioni/distruzioni. Dentro, putroppo. Dentro.

manu
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La nebbia agli irti pali
Verissimo! Per ben cinque anni, in giovane età, ho frequentato il Dante (da esterno) ed obiettivamente non ricordo di aver mai visto un pelo di nebbia in quel di Vitttorio Veneto! Si partiva da Conegliano con il nebbione e quando il treno arrivava a Soffratta, zac, come per incanto la nebbia spariva: miracolo di presenze eccelse nel famoso castello? Oppure a quel tempo l'aria era un po' più pulita? Chissa!
La nebbia che purtroppo è più preoccupante al giorno d'oggi è certamente quella che alligna non solo nei piani alti dove vegatano quelli che dovrebbero essere i nostri amministratori, ma quella che purtroppo ha ormai invaso completamente i cervelli di molti nostri concittadini: sembra quasi si siano assuefatti a tutto, digeriscono tutto con noncuranza, in pratica sono indifferenti a tutto, e questa è forse la cosa più preoccupante: gran brutta bestia l'indifferenza, a maggior ragione quando si sposa con l'individualismo sfrenato, con idee di sopraffazione e di razzismo fino a spingersi al punto di voler eliminare libri scomodi (per loro) dalle biblioteche (come purtroppo abbiamo potuto apprendere con orrore in questi giorni)!
E' già successo e sappiamo come è andata a finire. Speriamo quindi che, finalmente, ci possa essere una presa di coscienza collettiva al fine di evitare errori che nel passato si sono conclusi in grandi tragedie.
Auguri a tutti noi, ne abbiamo bisogno.
Franco