La figata della riforma Gelmini
14/09/2011 - 21:30
Categoria: Notizie e politica
- Nel blog di: manu
Tags: Gelmini, precari, Riforma, scuola, sindrome di Down, sostegno
Che meraviglia!
C'è che di che restarne estasiati.
Finalmente gli effetti della riforma della scuola si vedono, si toccano, si odono. Si annusano. E il merito di chi è? Di Maristella Gelmini, il ministro dell'Istruzione.
Ora voi scettici, che vi annidate nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, non venite a dire No, non è vero. Non venite a dire che la riforma della scuola dura da 20 anni, che ciò che ci appare è il risultato di una lunga progressione di lavori-in-corso e che la Gelmini è solo una passacarte. Non è vero.
Se siete genitori, insegnanti, padrini, amici di studenti e scolari, conducenti di corriere, controllori di linee ferroviarie, venditori di fumo, brioche o tramezzini, con la scuola avete di sicuro a che fare. E vi saerte accorti che finalmente - taglia taglia - siamo arrivati a una scuola d'eccellenza. Una scuola che ha saputo razionalizzare le risorse. Adeguarsi alle necessità. Dare conoscenze e competenze.
Entrate in una prima superiore pubblica, magari in una classe prima di una scuola tecnico-professionale. Nella stragrande maggioranza dei casi vi troverete di fronte 28 allievi. Incastonati. Le pareti delle aule infatti non si allargano in proporzione al numero degli allievi: quelle sono e quelle restano, a prescindere. Ma i 28 allievi stanno lì. Giovani, speranzosi e in attesa. Alle loro spalle hanno pure una cartina geografica che avrà dieci, quindici anni, ma che porta benissimo la sua età. Davanti ai banchi gli stuenti hanno una cattedra, una lavagna, dei gessetti bianchi e un cancellino a chiocciola. La tecnologia esiste anche a scuola altro che no: in un'aula si può scrivere e cancellare ciò che si è scritto.
E l'atmosfera è fresca. Multietnica (almeno un terzo dei ragazzi ha nomi e cognomi diversi mille miglia da Mario Rossi). Desiderosa di apprendere. Di refrigerarsi con quell'ossigeno che dopo dieci minuti si è già esaurito viste le dimensioni dell'aula.
L'insegnante parla, gli allievi prendono appunti. Sorridono. Anche Romero, il ragazzino con la sindrome di Down, sorride. Fa la prima. Ha 16 o 17 anni. E' carino, dolce, buono. Ma avrebbe bisogno di un insegnante di sostegno o di un assistente polivalente. Per disegnare un albero, scrivere il proprio nome da sinistra verso destra e non viceversa. Sbucciare la banana che la mamma gli ha messo nello zaino. Ma Romero, durante le prime tre ore di lezione, non ha l'assistente polivante. Non ha il docente di sostegno. A entrambi sono state ridotte le ore di lavoro. Romero, il 29° ragazzino di quella prima superiore, sta lì a vedere quello che succede intorno a lui. E per sua fortuna succedono un sacco di cose: i quaderni si aprono, i gessetti sfrigolano sulla lavagna, l'insegnante parla. Magari non dice chissà che. Ma ha 28 allievi più uno davanti. Ha solo 4 miliardi di Storia da raccontare in due ore alla settimana. Ha la possibilità di interrogare tutti (magari dedicando a ciascuno addirittura un minuto, un minuto e mezzo, perché Storia è comunque una materia orale). L'insegnanta parla, spiega, educa. Romero sorride.
E intorno a lui, a loro (in quel rimasuglio di spazio che resta tra 29 banchi illuminati da una teoria di finestroni dalle tendine maciullate) efficienza, passione, risorse brillano di luce propria. La riforma finalmente è qui e ora.
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manu
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La figata della riforma Gelmini
Ma come, non doveva essere la scuola delle tre" I" ? Cotanta riforma si può certamente esprimere mediante le tanto sbandierate tre "I", ma espresse come Ignoranza (di chi la riforma l'ha congegnata e messa in atto), Insensibilità e superficialità (stesso motivo), Incapacità (soprattutto di quella "ragazza" che blatera a vuoto, come provenisse da un altro pianeta). Altro che lavagne e schermi elettronici, Internet, Libri elettronici, I-Pad, e chi più ne ha ne metta! Quì siamo alla classica lavagna (magari senza gessetti), alla mancanza di qualsiasi supporto didattico (in senso esteso), fino alla carenza della carta igienica! Uno scenario spaventoso se non ci fossero ancora bravi insegnanti che pur sottopagati e bistrattati con caparbietà continuano il loro lavoro, senza i-pod e lavagne elettroniche, ma con una grande capacità di insegnare avvalendosi ancora di quei tanto criticati e antidiluviani libri (che fortunatamente ancora esistono).
Manu, tenete duro, siamo con voi!
Franco