Intervista a Lorenzo Catania (Marzo 2007)
04/06/2008 - 22:13
Categoria: Scienze e tecnologie
- Nel blog di: bufera87
Tags: 2006/2007, clima, climatologia, inverno mite, lorenzo catania, meteorologia
La stagione invernale, o meglio dire il “non-inverno” come è stato giustamente definito da molti, è ormai alle spalle; le temperature mitissime, la scarsità di piogge e nevicate, il ristagno di nebbie e inquinanti… fenomeni che se fossero durati qualche giorno, sarebbero risultati del tutto normali: l’anomalia climatica invece ha dominato indisturbata da ottobre ai primi giorni di marzo. Forse l’inverno 2006/2007 resterà come un mito, così come la rovente estate 2003.
E’ necessario tentare di dare una spiegazione scientifica a quello che è accaduto, basandoci sull’esperienza e la preparazione di chi abbiamo intervistato; si tratta del livornese Lorenzo Catania, con laurea triennale in Fisica dell’Atmosfera e Meteorologia a Bologna, quattro anni di lavoro come previsore del portale meteorologico Meteolive.it, nonché assiduo “forumista” nei siti meteo e Socio fondatore dell’Associazione amatoriale Amici dell’Atmosfera (A.A.A.) diretta dal meteorologo nazionale Guido Caroselli.
1) L'inverno 2006/2007, il più caldo di molte serie storiche europee. Quali possono essere state le cause scatenanti? Che livello di anomalie termiche è stato raggiunto?
La Penisola Italiana in realtà è una tra le aree europee che ha subito maggiormente gli effetti dell’anomalia dal punto di vista termico; è mancata fino a pochi giorni fa la neve su tutte le montagne, e di conseguenza ci sono state gravi ripercussioni non solo dal punto di vista prettamente naturalistico, ma anche in campo economico. Se nel corso degli ultimi giorni di marzo non fossero arrivate le nevicate in montagna avremmo avuto anche grossi problemi energetici nei mesi a venire.
Comunque in ultima analisi questo strano inverno è stato determinato da tutta una catena di coincidenze a livello di circolazione atmosferica (teleconnessioni, in gergo tecnico) che si sono sovrapposte ad ingerenze astronomiche, come ad esempio una bassa attività delle macchie solari, fattore questo che influisce sui movimenti delle masse d’aria, soprattutto a livello delle quote atmosferiche più alte. Questi movimenti hanno sfavorito parte del nostro Emisfero, e soprattutto l’Italia.
Ecco perché la nostra Penisola ha risentito maggiormente dell’anomalia, che ha toccato punte fino a 4-5°C oltre la media del periodo.
Qualcosa di simile si è registrato anche su altri Paesi del Mediterraneo, mentre in generale sul nord Europa è andata meglio, ed il gelo ha maggiormente rispettato le sue caratteristiche peculiari nei tempi e nei modi di diffusione sul territorio(specie a febbraio), anche se le medie finali sono state comunque ben al di sopra della norma.
2) Che cosa ha provocato la persistenza di temperature così alte per un periodo così lungo? E’ condivisibile la convinzione ormai comune che questo episodio rispecchi una manifestazione diretta del riscaldamento antropico?
Il grande Vortice Polare che si forma durante l’inverno sull’Artico ha dominato in lungo ed in largo nella sua sede di appartenenza, generando forti venti da ovest ad est che non hanno permesso all’aria fredda di scendere di latitudine fin sull’Europa; questo è un fatto normale nella fase iniziale dell’inverno, ma di solito dopo qualche settimana (fine dicembre, prima parte di gennaio) il ciclone tende a perdere colpi ed a collassare, permettendo all’aria gelida di scendere fino alle medie latitudini.
In realtà verso fine gennaio sembrava che il Vortice fosse finalmente in fase di indebolimento, e che quindi con un certo ritardo l’aria gelida che lo costituisce fosse in grado di raggiungerci portando il consueto carico di Bora e neve; ma sfortunatamente la nostra Penisola si è trovata tagliata fuori dagli eventi per ben due volte nel giro di 3 settimane, e solo per poche centinaia di chilometri; quindi, mentre Paesi come Polonia, Repubblica Ceca e parte dei Balcani venivano investiti dalle nevicate e da temperature localmente inferiori ai –10°C, l’Italia ha continuato a vedere le colonnine di mercurio salire fino ai 15-20°C come difficilmente altre volte abbiamo visto in passato durante la stagione fredda.
Comunque estendendo il nostro sguardo alla storia climatica d’Italia questo rappresenta solo un piccolo episodio che fa storia a sé, almeno per ora; non possiamo assolutamente collegarlo agli effetti del Global Warming, un fenomeno che sta prendendo sempre più consistenza con il passare degli anni, ma che in prima istanza deve essere ancora studiato a fondo. Oltretutto non è ancora affatto sicuro che l’attività umana ne sia la principale responsabile.
3) Sull'onda di quanto successo nell’inverno scorso, molti si sono espressi affermando che ci attende una estate altrettanto calda, come e più del 2003. Cosa si può dire a proposito?
Quello di fare previsioni stagionali a lunghissimo termine è un esercizio al quale si dedicano molto spesso diversi personaggi protagonisti della cultura meteorologica italiana e mondiale; tuttavia quasi sempre si tenta di forzare la mano, cercando l’evento anche dove non ci può essere o dove non è giustificabile una sua manifestazione. Oltretutto secondo il mio punto di vista le conoscenze umane sul sistema Atmosfera, una macchina termodinamica estremamente complicata, non ci permettono di chiedere troppo ai nostri mezzi. Ecco perché personalmente non sono favorevole a sostenere previsioni stagionali di un certo tipo, soprattutto se puntano ad essere troppo dettagliate.
4) Tra febbraio e aprile sono stati diffusi alcuni risultati delle ricerche effettuate dall'IPCC: in poche parole secondo questo prestigioso Ente ci attendono scenari catastrofici. Quale valore dobbiamo attribuire a tali dati, vista la loro distanza temporale?
Stesso problema di prima, solo che in questo caso il discorso si trasferisce alla climatologia; oltretutto organi ufficiali internazionali come quello citato molto spesso purtroppo subiscono forti pressioni politiche ed economiche atte a diffondere certe notizie tendenziose, quindi da questo punto di vista non si può che dire che gli scenari previsti risultano estremamente poco verosimili.
5) Mezzi di comunicazione: assistiamo a distorsioni ed esagerazioni delle notizie, per provocare un aumento degli ascolti e degli acquisti di quotidiani; quanto incide questo modo di fare sulla già scarsa cultura meteorologica in Italia?
Moltissimo. Si cerca sempre la notizia catastrofica: una spruzzata di neve invernale in alta montagna diventa una tormenta storica su tutta una catena montuosa, un po’ di normale freddo magari accompagnato dal vento si trasforma in un’ondata di gelo polare, o ancora peggio, siberiana! Un temporale un po’ più forte viene bollato come nubifragio, o addirittura come alluvione.
Si sta insomma provando a sfasciare quanto poco di buono i meteorologi della TV e del web hanno tentato di costruire con il loro contributo nella cultura italiana; ma questo fa parte della nostra società di oggi, dove la velina con le cosce in vista ed il tronista bellone, abbronzato e fico regnano assieme a programmi spazzatura nella nostra vita quotidiana. Ormai i programmi culturali veri e propri si sono ridotti a piccole rubriche trasmesse quasi sempre in orari improponibili, con il solo scopo di riempire il palinsesto.
Poi ci vengono a parlare di fuga di cervelli all’estero … in Italia poche sono le risorse offerte da chi vuole approfondire lo studio della materia(anche a livello universitario), e spesso bisogna fare riferimento a Centri meteorologici inglesi e americani.
6) In tv il tempo a disposizione delle rubriche meteorologiche è ridottissimo ed insufficiente rispetto alle esigenze dettate dalla complessità della materia. Sul web invece continua ad aumentare il numero di siti che propongono previsioni, analisi, forum di discussione: come valuti questa risorsa mediatica?
Internet è la risorsa più gettonata dal punto di vista mediatico per un motivo ovvio: è immediata, a basso costo, contiene una mole enorme di dati ed informazioni, soddisfa gran parte delle nostre esigenze. I siti meteorologici non fanno altro che completare questo quadro nel loro campo specifico di applicazione, e garantiscono libertà di espressione, scambio rapido di idee e dati, confronti diretti tra migliaia di utenti appassionati che altrimenti non potrebbero che contattarsi saltuariamente.
C’è però anche il rovescio della medaglia: come accade anche in altri campi, una disponibilità sempre più vasta di prodotti non significa necessariamente una qualità sempre migliore ed una più ampia possibilità di scelta; anzi in alcuni casi si rischia di perdere di vista la ragione principale di esistenza dei siti stessi, ovvero la comunicazione con gli utenti, a favore di politiche di amministrazione puramente legate ad esigenze e speculazioni economiche, che chiaramente non soddisfano nessuno, a partire da chi al mattino apre la pagina delle previsioni per vedere se deve uscire con un ombrello, per finire con chi cerca invece curiosità ed approfondimenti tecnici più elaborati.
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7) L'interesse nei confronti della meteorologia e del clima in generale sta aumentando: quali opportunità di studio e di lavoro sono offerte in Italia ed all'estero?
In Italia, come è ormai usuale in qualsiasi campo della cultura, siamo indietro di molti anni: esistono ben pochi enti privati capaci di fornire e formare personale in attività previsionale professionale o addirittura di ricerca in ambito meteorologico; inoltre non esiste un albo dei meteorologi, e quindi si fa fatica a promuovere lo studio della materia. Solo nelle Università di Bologna, Roma ed in parte Napoli sono attivi corsi di laurea triennali in Fisica dell’Atmosfera e Meteorologia, mentre in altre università (Torino, Trento, L’Aquila, ad esempio) viene inserito qualche corso di pochi mesi riguardante la materia, ma con pochi approfondimenti e nessun incentivo particolare.
All’estero l’organizzazione è già migliore: si va dai centri meteorologici europei più famosi (ECMWF di Reading (UK), EUMETSAT, ed altri ancora) a centri di ricerca rinomati, a corsi universitari esaustivi e completi. Ogni Paese si adatta alle esigenze specifiche dell’area geografica occupata: ad esempio negli States ed in Australia si studiano soprattutto i fenomeni come i tornado o gli uragani, nel Regno Unito il tempo delle medie latitudini con le sue mille sfaccettature ed il clima, passato e presente, e così via.
Insomma le risorse in gioco ci sono, ma l’Italia rimane ai margini.
bufera87
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bufera87
Mer, 04/06/2008 - 22:13
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