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Blog di Massimo

blog Il terrazzo di casa mia.

26/04/2011 - 01:40
Categoria: Come fare per... e stile - Nel blog di: Massimo

Che brutto titolo! Molto poco pubblicitario, il fatto è che io non mi so vendere. Un titolo che sa già di temìno scolastico, o di una di quelle visite alla zia malata che, per Arbasino, rappresentano il tema preferito da una letteratura italiana al tramonto.

Parlo del mio terrazzo a Bergamo. E chissene, esclameranno i lettori di Sinistra Piave. Signori, sappiano invece che Bergamo (dove sono nato e vivo) e Vittorio (dove ho abitato) hanno un mucchio di punti in comune. La posizione geografica è analoga: entrambe le città sorgono al margine delle Prealpi. I due dialetti hanno risonanze casuali ma numerose, tanto che io, nel parlare non vigilato, mescolo i due vernacoli con risultati non incoraggianti. A Vittorio han messo le tende due bergamaschi: un pittore, il Previtali, che proprio nella chiesa più bella di Ceneda - S. Maria del Meschio - ha lasciato il suo capolavoro, e un imprenditore, il Pesenti, che proprio dietro al duomo di Serravalle ha piantato una filiale del suo capolavoro - la Italcementi -. (Sì, il Pesenti è proprio quello che nel Settanta comprò la Lancia e la rivendette alla FIAT.)

In un aspetto Bergamo è diversissima da Vittorio. Bergamo ha, in zona centrale e teoricamente prestigiosa, molti condomìni brutti e disadorni, che non sfigurerebbero a Sesto San Giovanni o a Marghera. (Proprio ciò che Vittorio è riuscita a evitare: condomìni sì, ma almeno signorili). Orbene, su uno di questi condomìni brutti e disadorni, sorge il mio terrazzo. Grande e, da che esiste, riccamente piantumato.

La notizia è che il clima da foresta pluviale di questi giorni (piogge alternate a calure) ha favorito una vegetazione e una fioritura precocissime. La siepe di fotinie è tutta fiorita; i fiori sono bianchi, tipo sambuco, le foglie sono rosse e fan tanto Natale fuori stagione. (Non è una prerogativa solo mia: anche i palazzi vicini hanno fotinie scandalosamente grevi di fiorellini bianco-ghiaccio). I vasi piccoli ospitano fiori viola e rosa, di cui ignoro il nome (sembrano gerani). Vi sono pure un lussureggiante gelsomino, un cuscino di pansè e tre vasi con rose enormi, uno con rose rosse, uno con rose rosa, uno con rose gialle: siamo attrezzati per tutte le evenienze amorose. (In caso di fallimento ci si consola facendo la marmellata coi petali, come in Romania.) Dimenticavo i vasi di odori: erba salvia, rosmarino, basilico. E l'oleandro.

L'oleandro ha foglie lanceolate, velenosissime; e avrebbe fiori carnicini, sennonché al momento si rifiuta di fiorire. Forse non è ancòra il momento, ma io penso si tratti di ripicca. Da che noi abbiam comprato l'oleandro, cioè dallo scorso anno, io so cosa sia l'oleandro. Prima lo ignoravo. Ora però lo so bene, e lo sanno tutti, giacché i nostri sindaci hanno ricoperto di oleandri ogni aiuola vuota, sino alle coppe delle rotatorie. Ormai, nella cosiddetta Padania, non v'è villaggio tanto romito da non esser stipato di rotatorie; e non v'è rotatoria tanto sfigata da non rosseggiare di oleandri, che, per non sapere né leggere né scrivere, assegnerei piuttosto ai climi torridi. Altri ospiti fissi di rotonde e aiuole spartitraffico - sto sempre parlando della Valpadana o delle Prealpi - : gli ulivi, i fratelli ulivi, che fan di santità pallidi i new jersey. La prossima mossa saranno i fichi d'india a Bolzano e le stelle alpine a Ragusa. Tanto nessuno vi farà caso.

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Massimo

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iconaMassimo
Mar, 26/04/2011 - 01:40
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