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Blog di Massimo

blog Elogio della cravatta.

11/04/2011 - 23:03
Categoria: Come fare per... e stile - Nel blog di: Massimo

Sono prossimo alla trentina e, fino a un paio d'anni fa, non volevo sentir parlare di cravatte. La cravatta mi evocava due sensazioni diverse, lontane fra loro, ma entrambe sgradevoli. Chi portava la cravatta mi pareva uno che si sente molto al di sopra degli altri. Oppure mi ricordava un morto: infatti i morti portano la cravatta. (Fra l'altro, la moda dei vestiti dei morti è molto più conservativa, corre assai più lentamente, di quella dei vestiti dei vivi. Così Lenin, morto 90 anni fa, potrebbe esser spirato ieri, stando all'abito.)

Una volta – avrò avuto 23, 24 anni – incontrai un amico, praticante in studio legale e perciò forzosamente cravattato. Lo canzonai: sembri un morto, o uno che se la tira. Più che altro, mi pareva fuor di posto tutto l'insieme: l'amico, cravattato com'era, era diverso dal solito, non c'entrava; qualcosa non quadrava.

 

Oggi però indosso anch'io la cravatta, qualche volta: come ho iniziato a bere vino bianco e ad ascoltare musica classica, tutte cose che prima mi nauseavano. Forse dunque è un fatto di crescita (dovrei dire d'invecchiamento?); ma forse no, se si considera che anche uomini grandicelli rifiutano la cravatta. Una decina d'anni fa, Giulio Giorello disse in un'intervista: non la indosserò mai, finché qualcuno mi spiegherà la sua utilità pratica. Tant'è vero che il web è pieno di foto di Giorello con la cravatta: si vede che, negli ultimi dieci anni, qualcuno gli ha spiegato. Non a Giorello, dunque, ma a quante ragazze non vogliono che indossiamo la cravatta, dedicherò alcune osservazioni, di natura pratica ed anche estetica: quasi un'apologia della cravatta.

 

Cravatta è un termine di origine, credo, slava. Assomiglia da morire alla parola italiana “croato” e più ancora al corrispettivo in lingua originaria “hrvat”. Insomma la cravatta fu inventata dai croati, i quali la usavano a mo' di sciarpa. Ancòra un po' di lessicografia comparata? in inglese “cravatta” si dice “scarf”, ch'è quasi uguale all'italiano “sciarpa”. Quindi la cravatta, dopotutto, non è che una sciarpa.

Una sciarpa, sì, ma molto più sigillante e al tempo stesso più leggera. Non è pelosa, non surriscalda il collo; ma chiude la camicia alla perfezione. D'inverno evita le malattie da raffreddamento, perché protegge dall'aria fredda e, al tempo stesso, dal sudore (due fattori che, soli o combinati, bene non fanno).

La cravatta – lo dice wikipedia e in effetti non ci avevo mai pensato – nasconde alla vista la sfilza dei bottoni della camicia. Osservazione pulita e profumata, ma, mi pare, inutile: basterebbero un gilet e la camicia aperta fino al secondo bottone. Invece io dico una cosa che su wikipedia è meglio non scrivere, eppure è verità inoppugnabile. La cravatta chiude bene il collo della camicia, nascondendo alla vista l'orlo unticcio della camicia stessa. Quest'unto non sarà sporco impossibile (come recitava, 30 anni fa, la réclame di un detersivo); però non è educato mostrarlo; e d'altra parte non tutti hanno 10 o 20 camicie a portata d'armadio. Quindi la cravatta rimanda di almeno un giorno (uno, dài!) il passaggio della camicia per il cestello della lavatrice.

 

Ragione estetico-pratica più che sufficiente, secondo me; ma veniamo all'estetica pura. È ben vero che, volendo, noi uomini avremmo a disposizione camicie di tutti i colori dell'iride: dal rosso fragola al rosa salmone, dal verdino lime al lilla lavaggio sbagliato. Volendo. Se però non siamo super-fighi-che-starebbero-bene-anche-con-uno-straccio-addosso, magari non è il caso: invece la cravatta può esser colorata liberamente, senza con ciò far ridere né sorridere né tampoco incuriosire.
Ragazze che non volete un partner incravattato. Pensate che la cravatta è l'unica concessione alla creatività (e alla vanità, al capriccio, alla passione per i colorini-sorbetto) accordataci dal buon gusto (o preferireste che girassimo in pareo fantasia?). Vedete quindi che la cravatta non è un capo pompier, reazionario, nonnesco; ma, al contrario, qualcosa di molto attuale e allegro: a patto che la scegliamo con razionalità e, al tempo stesso, con un pizzico di follia.

Massimo

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iconaMassimo
Lun, 11/04/2011 - 23:03
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