Buon viaggio A28
12/12/2010 - 01:27
Categoria: Notizie e politica
- Nel blog di: Massimo
Tags: alluvione, Bisaglia, conegliano, Godega, Jesolo, Milano, Palù, Piccoli, Rumor, Zaia
L'A28 è ora aperta fino a Conegliano; e Zaia, che è di Godega, trionfa. Non facciamo gli schizzinosi: ha tutte le ragioni di questo mondo. La prima: l'A28 così com'era, ossia un peduncolo da Portogruaro a Sacile, era appunto un moncone, ridicolo e inutilmente inquinante. La seconda: le parole di scusa che Zaia ha rivolto ai cittadini. La terza: quanto accade, cioè non accade, all'A31, che, ideata come Trento-Rovigo, è rimasta nient'altro che una modesta circonvallazione di Vicenza, utile a raggiungere Treviso da ovest senza impelagarsi nei passanti (e asole e cerniere) di Mestre. La quarta: nell'ora in cui Conegliano e Vittorio piangono e battono i denti perché ignorate sia dai bagnanti di Jesolo Caorle Bibione, sia dagli sciatori di Cortina, un collegamento in più va salutato, in ogni caso, con sollievo e speranza.
Detto questo - e tributato l'onore delle armi al Governatore - vorremmo sollevare, nella sordina più rispettosa, due obiezioni. La prima. Completare la A28 è stato forse tanto doveroso, quanto poco opportuno fu, a suo tempo, iniziare i lavori. E' ben vero che la provinciale Cadore-mare risuona di troppe sirene di ambulanza (e di troppe campane a morto): ma allora non ci si poteva limitare a renderla più sicura, cari Enti Locali che (l'ha detto Zaia in tempo di alluvione) sareste il nerbo del Veneto? Riqualificare la Cadore-mare a mo' di superstrada avrebbe reso i trasporti non più solleciti (già vi si corre come a Indianapolis), ma più sicuri. La Cadore-mare, così com'è, è troppo dritta e, al tempo stesso, troppo stretta e malandata per consentire tutti i sorpassi cui invita e seduce; ma, una volta messa in sicurezza, avrebbe tenuto collegati, appunto, il Cadore e il mare, senza un eccessivo impatto ambientale, senza costi esorbitanti, senza la tangentopoli che (non nascondiamocelo) accompagna ogni faraonica infrastruttura di nuova costruzione. Perché ogni passante (o bretella o tangenziale) nasce con due scopi: anzitutto quello di creare nuovi centri commerciali al suo bordo, che rimpinzeranno i sindaci con gli "oneri di urbanizzazione"; e poi, in seconda istanza, quello di peggiorare pian pianino il traffico, al punto da rendere necessaria (non sùbito, sennò tutti se ne accorgerebbero) un'ulteriore variante o diramazione... e ulteriori super-, mega-, ultra-, ipermercati.
Seconda obiezione, tale, ancora una volta, da richiamare la non lontana A31. L'A31 doveva collegare le città dei tre politici che la vollero: la Trento di Flaminio Piccoli, la Vicenza di Mariano Rumor, e la Rovigo di Bisaglia. Ma tra Rovigo e Vicenza vi è la Riviera berico-euganea; e tra Vicenza e Trento vi sono le Piccole dolomiti. Roba da niente! e in presenza della Statale della Valsugana, anche troppo veloce. Orbene, la A28 filò liscia da Portogruaro a Sacile, in un paesaggio sostanzialmente omogeneo e resistente: quello della bassa pianura irrigua. Ma poi, quando si trattò di collegare Sacile con Godega, ci si trovò di fronte al fragilissimo ecosistema dei palù. I palù erano (il passato è d'obbligo) sorgenti alimentate dall'acqua di falda, che ricoprivano (e non ricoprono più) un ruolo capitale nell'equilibrio idrogeologico. Come si è visto a Milano, città sorta in mezzo alle sorgenti e in séguito edificata come sappiamo, tanto che oggi basta un piovasco per allagarvi la metropolitana e perfino il sedime stradale. Forse non è questione estetica, insomma; non è questione di paesaggi bucolici da salvare; ma di alluvioni da scongiurare. (E Philippe Daverio non aveva tutti i torti, quando, da Santoro, affermò che gl'industriali affranti per l'alluvione erano gli stessi che l'avevano resa possibile, asfaltando l'asfaltabile.)
Detto questo, buon viaggio a tutti sulla A28!
Massimo
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Massimo
Dom, 12/12/2010 - 02:27
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Massimo